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Basilica Santuario Maria Santissima della Catena

Il prospetto della Basilica Santuario Maria Santissima della Catena, caratterizza la principale piazza di Riesi. Il suo schema rettangolare, delimitato da piatte lesène tuscaniche e sormontato da un timpano triangolare con cornice, è delimitato a destra dalla facciata del palazzo Pignatelli e a sinistra dalla mole della torre campanaria, a base quadrata.
Il paramento murario della facciata è realizzato in conci di tufo squadrati e modanati, a seconda della loro collocazione
Con lo stesso materiale è stato realizzato il portale, delimitato da due piatte paraste e coronato da fregio liscio, e l’essenziale cornice della finestra in alto al centro; tra questa e il portale è murato lo stemma marmoreo di don Bartolomeo Moncajo, signore di Riesi all’epoca della consacrazione della chiesa (1747).
La navata e il transetto sono coperti da volta a botte lunettata, in prossimità delle finestre.

basilica

All’incrocio dei bracci la volta lascia posto all’intradosso di una cupola finta e contenuta all’esterno entro un tiburio, che la nasconde. La copertura dei tetti è a falde, realizzate con strutture lignee, sormontate da tegole del tipo coppi siciliani. Anche il tiburio presenta una copertura a falde con coppi siciliani.

L’impianto planimetrico è a unica navata con transetto e terminata da cappellone con abside semicircolare; esso è affiancato da due cappelle, anch’esse con abside semicircolare, che si aprono sul transetto. Questo ha terminazioni squadrate e vi si aprono gli accessi alla sagrestia e ai locali annessi, compreso un ingresso secondario alla chiesa, sebbene non diretto ma attraversando un locale intermedio. Lungo le pareti dell’aula si trovano tre cappelle per lato, poco profonde e ciascuna con altare; tra la seconda e la terza cappella a destra era collocato un pulpito, di cui sopravvivono alcune parti, sistemate per accogliere un simulacro devozionale. Oltre il cornicione del fregio si aprono ampie finestre rettangolari, dalle quali entra copiosamente la luce naturale.

La pavimentazione dell’aula è in marmo. Le pareti sono intonacate e rivestite da stucchi; le superfici dei fondi sono tinteggiate in bianco e in azzurro scuro, detto “azòlo”, per far risaltare la plasticità dei decori in stucco. Questi, nei capitelli e in alcuni particolari delle cornici, inoltre, sono arricchiti da dorature.

Chiesa di San Giuseppe

La chiesa San Giuseppe di Riesi risale al XIX secolo e fu fatta realizzare ad opera di un privato, Don Rocco Correnti, devoto a San Giuseppe. La chiesa sorge su un’altura ed è preceduta da una scalinata che nei giorni della festa è illuminata dalle candele. La navata era originariamente coperta da una volta a botte, la quale, dopo essere crollata, è stata sostituita da un solaio in travetti di cemento con pignatte in laterizio. Il tetto del presbiterio, risparmiato dal crollo, è realizzato da una struttura lignea e coperta da tegole.
La facciata, rivolta a ovest, funge da fondale prospettico per corso Vittorio Emanuele. Il prospetto ripete gli schemi tipici dell’epoca: rettangolare e coronata da timpano e portone sormontato da finestra. La chiesa ha pianta rettangolare a unica navata, terminata da abside semicircolare.

La facciata piatta non sporge dalle costruzioni contigue. Il prospetto rettangolare è delimitato ai lati da due lesène giganti ed è sormontato da un timpano angolare, il quale è culminato da una piccola loggia campanaria. In basso al centro il portale riprende il medesimo schema compositivo: una piatta cornice sormontata da un timpano triangolare. Piatta è anche la cornice che circoscrive tutto il portale, così come quella della finestra rettangolare, posta in alto in linea con il portone. Il paramento murario è rivestito da intonaco.
Alla parete sinistra, in prossimità della controfacciata all’inizio dell’aula, si apre una porta che consente l’accesso ai locali per il servizio pastorale.
Le pareti interne sono intonacate e tinteggiate; alcune cornici e lesène in stucco scandiscono la partizione architettonica delle pareti laterali con tre altari, e dell’abside sormontata da catino, decorato da modiglioni in stucco. L’aula riceve luce naturale dalla finestra posta in facciata e da finestre a maddalena, situate sopra il fregio.
All’interno della Chiesa è custodito il pregevole simulacro in legno massiccio di San Giuseppe, che di recente è stato restaurato e riportato agli antichi splendori. La pavimentazione è in marmette di cemento con scaglie di marmo. In controfacciata è collocata una cantòria lignea.

Chiesa Maria Santissima del Rosario

L’edificazione della Chiesa Maria Santissima del Rosario cominciò il 1760 e fu completata nel 1775 dai maestri Giacomo Baglio e Giuseppe il Piazzese, artigiani locali. Presenta una facciata barocca e, al lato opposto, un campanile arabesco con cupola e vano per le campane.La facciata piatta è visibile solo in parte dalla via che si allunga ortogonalmente al prospetto. Essa è appena animata da una ripartizione con paraste piatte, coronate da capitelli ionici, e sormontata dalle modanature aggettanti di un fregio. Al centro il portale è sormontato dalle ghiere di un arco a tutto sesto. Più in alto il portale è racchiuso da una cornice mistilinea.
La parte inferiore della facciata è delimitata da lesène. La parte superiore è priva di caratterizzazioni architettoniche. Il paramento murario nella parte inferiore è realizzato in conci di pietra squadrata a orditura regolare, mentre la parte

superiore è rivestita da intonaco. I prospetti meridionali e occidentale sono occultati dai volumi degli edifici costruiti in aderenza; l’unico prospetto totalmente libero da edifici è quello settentrionale, prospiciente la via Santissimo Rosario. Il paramento murario, privo di caratterizzazioni o decorazioni è interamente ricoperto da malta cementizia che funge da intonaco. In alto si aprono due finestre rettangolari.

L’impianto planimetrico ha un’unica navata longitudinale, terminata da abside semicircolare. Sul lato sinistro, vicino alla controfacciata si apre l’accesso alla sacrestia e ai locali parrocchiali. Le pareti interne sono prive di caratterizzazioni; solo un’essenziale cornice corre sopra le finestre rettangolari poste in alto. In basso si aprono grandi nicchie, due per lato e prive di cornici, dentro le quali sono sistemati simulacri devozionali. Il catino absidale e la volta del presbiterio sono decorati con stucchi. Le pareti sono intonacate; nella parte centrale dell’abside si trova un pannello ceramico. L’aula riceve luce naturale da finestre aperte in alto alle pareti laterali e in controfacciata. La pavimentazione, sia della navata che del presbiterio, è realizzata in lastre di marmo bianco di Carrara con inserti, e corsia centrale in marmo rosso di Verona.

All’interno della Chiesa possiamo ammirare un dipinto raffigurante la Madonna del Rosario e il simulacro della Vergine, utilizzato nelle funzioni pasquali. Altre sculture di autore ignoto decorano le cappelle laterali; tra queste spiccano San Michele Arcangelo, Santa Lucia con il Cuore di Gesù e il più recente Cristo Glorioso, realizzato nel 1975 da Vincenzo Mussner di Ortisei.

 

Monte degli Ulivi

Il Villaggio Monte degli Ulivi è un complesso architettonico costituito da sei edifici, progettati dall’architetto Leonardo Ricci, all’estremità sud-orientale della città di Riesi.
Il complesso prende il nome dalla collina su cui sorge, ma si riferisce anche al Monte degli Ulivi biblico. È stato costruito tra il 1963 e il 1966 da imprese edili locali insieme a una comunità di volontari che fondò il centro diaconale insieme a Tullio Vinay. La motivazione di Vinay era contrastare la povertà, l’analfabetismo e la criminalità, causati dal declino dell’estrazione di zolfo nella regione.
Il progetto venne redatto dall’architetto Leonardo Ricci, lui stesso di famiglia valdese, che aveva progettato anche il centro ecumenico “àgape” sopra Prali, in Piemonte, anch’esso fondato da Vinay nel 1946.

Segue un’architettura organica che sviluppa la sua esistenza in simbiosi con il territorio, senza modificare il paesaggio ma integrandosi in esso. Gli edifici sono caratterizzati da coperture a una falda, organicamente curvate in cemento bianco intonacato, che si stagliano su pareti angolari in pietra naturale non intonacata. Gli angoli retti sono rari. Il complesso fa riferimento da un lato a Giovanni Michelucci, maestro di Ricci, e allo stile di Frank Lloyd Wright, e dall’altro al paesaggio siciliano, poiché la pietra naturale utilizzata proviene dalle immediate vicinanze.

Il piano terra della scuola meccanica attualmente viene utilizzata come sala polivalente, mentre il piano seminterrato contiene le momerie della scuola. Accanto si tova uno spazio dedicato a mostre fotografiche. Al complesso iniziale sono stati aggiunti un’altra foresteria, una struttura per la riabilitazione dei disabili inaugurata nel 2019, un campo sportivo ed una piscina.

La Scuola Officina Meccanica è stata definita “una delle opere più caratteristiche del movimento architettonico moderno in Sicilia”. Il complesso venne dichiarato patrimonio culturale siciliano nel 2008 “per la singolarità del linguaggio figurativo di ispirazione informale e di influenza organica.
È ritenuto un intervento significativo nel panorama dell’architettura contemporanea in Sicilia, per il sapiente rapporto con la natura e il paesaggio, la particolare interpretazione di una nuova idea di comunità e il metodo progettuale dell’autore di indiscussa qualità.
Inoltre durante gli anni di attività, la scuola meccanica ha formato molti tecnici qualificati, alcuni dei quali sono stati assunti dalle maggiori case automobilistiche, mentre altri hanno fondato importanti aziende locali, ancora oggi operanti nel settore.

Oggi il Monte degli ulivi continua la sua attività, offrendo numerosi servizi alla comunità locale ed ai turisti, che provengono da tutto il mondo per visitarlo, e trascorrere le vacanze nella natura siciliana.