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Il percorso parte da piazza del Crocifisso a Riesi, dove si trova la Chiesa del SS. Crocifisso. Costruita nel 1744, la settecentesca Chiesa del Santissimo Crocifisso si fa ricordare per un superbo, seicentesco Crocifisso nero realizzato da un autore ignoto.

Uscendo dalla chiesa proseguiamo su via Duca degli Abbruzzi per 100 metri e giriamo a sinistra su piazza Giuseppe Garibaldi, arrivando alla Basilica-Santuario della Madonna della Catena (video).

Continuando su via Roma per 260 metri, arriviamo alla Chiesa Maria Santissima del Rosario (video).

Proseguiamo su via Roma per altri 70 metri e giriamo a sinistra su via Restivo Gallo e subito a destra su via Salerno, al termine della quale giriamo a sinistra su via Reggio Calabria che percorriamo per 100 metri, fino alla via Vincenzo Gioberti; dopo 200 metri proseguiamo su via Don Bosco che diventa via Luigi Einaudi per altri 200 metri e giriamo a destra su via Monte degli ulivi, che dopo 500 metri ci conduce al Monte degli Ulivi, complesso architettonico del Servizio Cristiano (video).

Seguendo il percorso sulla mappa lungo la statale 191, dopo 9,6 chilometri si raggiunge la Miniera Trabia Tallarita. Si tratta di una delle più grandi solfare siciliane, dove in passato si estraevano fino a 10.000 tonnellate per cantiere di minerale solfifero ogni anno. L’attività mineraria è quella che più di altre ha segnato il passato di Riesi. Dopo gli anni cinquanta la concorrenza americana sbaragliò la produzione solfifera della provincia Nissena per cui la stragrande maggioranza delle miniere, di lì a poco, fu costretta a chiudere.

Il grande bacino minerario, sito tra Riesi e Sommatino è attraversato dal fiume Imera Meridionale alla cui sinistra si trova la Tallarita e alla destra la Trabia. Le miniere sfruttavano un giacimento solfifero incassato fra i sedimenti della cosiddetta Formazione Gessoso-Solfifera del Miocene superiore, molto conosciuta e studiata dai geologi di tutto il mondo.

Nella miniera Trabia, conosciuta in passato anche come la Sulfara ranni (Solfara grande) i primi lavori estrattivi risalgono intorno al 1730; il minerale, a causa della poca profondità, era così abbondante da essere visibile senza bisogno di scavare per cui bastavano una pala ed un piccone per raccoglierne grandi quantità. A partire dal 1830 però, grazie all’introduzione di nuovi mezzi meccanici l’attività assunse una maggiore rilevanza.

Attorno alle miniere fu edificato pure un villaggio presso il quale vi erano una stazione dei carabinieri, un ufficio postale, una cappella, uno spaccio e gli alloggi per 300 dipendenti e relative famiglie. Gli impianti consistevano esternamente di una torre (o castelletto) sulla quale era sistemato un argano che garantiva il movimento verticale dei vagoncini che, riempiti di minerale nei cantieri sotterranei, venivano trasportati all’esterno.

Il minerale estratto veniva di seguito arricchito in stabilimenti che spesso erano attigui alla miniera, dove, all’interno di forni speciali, si procedeva alla separazione dello zolfo dalla roccia calcarea. All’interno della miniera, nelle viscere della terra, i minatori scavavano incessantemente per tutto il giorno e a causa della temperatura elevata erano costretti a lavorare seminudi.

Nel 1904 oltre all’introduzione di metodi meccanici venne costruita anche una teleferica lunga 10 km che collegava la stazione ferroviaria di Campobello di Licata, della linea Canicattì-Licata con il bacino minerario Trabia-Tallarita. Negli anni venti, nel pieno dell’attività estrattiva, queste miniere davano lavoro a poco meno di 3.000 minatori. Nel 1957, in conseguenza di una esplosione di grisou, franò un pozzo (Scordia) che causò molte perdite umane.

La miniera fu chiusa nel 1975. Oggi gli antichi edifici nei quali un tempo lavoravano migliaia di minatori siciliani rappresentano soltanto ottimi esempi archeologico-industriali, dove particolarmente suggestivi sono i resti delle infrastrutture di lavorazione, tra i quali l’interminabile sequenza dei forni Gill (sistema più moderno di fornaci per la fusione). Dal 2010 nell’area mineraria è presente un Museo delle Solfare di Trabia Tallarita, un’esposizione multimediale permanente dedicata all’epopea dello zolfo nisseno.